NOMEN OMEN EST

NOMEN OMEN EST
NOMEN OMEN EST

E va bene, anche questa volta i più non se ne sono ricordati. Magari molti neanche lo sanno… oggi festeggio il mio onomastico!

Qualcuno ritiene superfluo festeggiare una simile ricorrenza ma per me ha diversi valori e significati.

Prima di tutto è il segno scelto dai miei genitori per indicare proprio me, il segno che giorno dopo giorno tutti associano alla mia persona e non a qualcun altro.

Nella mia famiglia ricordarsi degli onomastici ha anche un valore religioso: gli onomastici sono il modo di ricordare e festeggiare i santi. Guai a dimenticare il giorno in cui si festeggia la Madonna delle Grazie, Maria, San Giuseppe, San Pietro… fatica ricordare San Vincenza e Santa Laura…

Quando ero piccola, la sera prima di San Giuseppe, il 18 marzo, intere contrade raccoglievano cataste di legna in un solo punto per poi dar loro fuoco al calar del sole: le luminarie. E prima ancora nel tempo queste usanze non erano solo un momento di aggregazione; le braci che restavano dalle “vampe” venivano usate dalle donne per preparare i pasti.

Secondo la locuzione latina “nomen omen” il nome è un presagio; nel nome di una persona vi è racchiuso il suo essere. I popoli antichi ritenevano il nome non solo un suono ma quasi l’anima stessa della persona che lo portava.

Claudia o Claudio nella sua accezione più comune significa “zoppo”, “claudicante”. Nel significato del mio nome allora era davvero chiuso un presagio: la mia fatica nel camminare, le mie ginocchia che hanno segnato gran parte di questi ultimi 12 anni. Da piccola questo significato mi infastidiva perché mi faceva venire in mente l’immagine di uno storpio e lo dico senza vergogna. Oggi il mio lavoro è proprio quello di imparare a leggere, oltre le imperfezioni, i limiti e le difficoltà, il valore delle persone per cui e con cui lavoro.

Un’altra accezione fa derivare il mio nome da “clausus”, chiuso o misterioso. Ma questo non lo commento perché so che ognuno di voi ha la sua idea in merito….

  • Daisy

    Auguri Claudia!
    La fatica nel camminare rende significativo e non scontato ogni nostro passo verso la meta.